

46. Il Ku Klux Klan: americanismo e razzismo.

Da:  H. W. Evans, in R. Hofstadter, Le grandi controversie della
storia americana, Opere Nuove, Roma, 1966.

La definizione dell'ambiente sociale e culturale americano come
melting pot, ossia come crogiuolo di fusione di razze e culture
diverse in una entit unica, americana,  deriva dal titolo di un
dramma di Israel Zangwill, ebreo inglese immigrato negli Stati
Uniti, rappresentato con grande successo nel 1909. Tale concezione
ebbe molti sostenitori, ma anche numerosi critici, e perse il suo
originario significato ottimistico gi nel primo dopoguerra,
quando la parte pi conservatrice dell'opinione pubblica americana
manifest un'accesa ostilit contro gli immigrati, il congresso
var leggi anti-immigrazione e l'intolleranza raggiunse punte di
notevole violenza. Sistematiche e brutali aggressioni ai danni di
immigrati vennero attuate dal Ku Klux Klan, che cos intendeva
difendere l'integrit e la supremazia degli americani del vecchio
ceppo.  Da un articolo scritto nel 1926 dal Vegliardo Imperiale
del Ku Klux Klan Hiram W. Evans  tratto il seguente passo, dal
quale risultano evidenti i fondamenti razzisti della ideologia
dell'americanismo.


Il Klan [...] parla per la grande massa degli americani del
vecchio ceppo di pionieri. Noi crediamo che il Klan li rappresenti
lealmente e fedelmente e la prova di ci sta nel sostegno che ne
riceviamo. Capire il Klan significa quindi capire la natura e
l'attuale stato d'animo della massa degli americani del vecchio
ceppo. Parliamo della massa - non va dimenticato - ben distinta
dai liberali intellettualmente imbastarditi.
Questi americani sono, in primo luogo, un miscuglio di vari popoli
della cosiddetta razza nordica, la razza che, con tutti i suoi
difetti, ha dato al mondo quasi tutta la civilt moderna. Il Klan
non cerca di rappresentare altre persone all'infuori di queste.
Non vi  bisogno di parlare delle virt dei pionieri americani; ma
si dimentica troppo spesso che nel periodo pionieristico si ebbe
un intenso e rigoroso processo di selezione. Dal principio
soltanto uomini e donne duri, avventurosi e forti, osarono sfidare
i pericoli della vita del pioniere; fra questi solo i migliori
sopravvissero, per cui la nuova combinazione razziale nordica, che
divenne la razza americana, fu allevata in modo forse mai pi
superata nella storia. Questo notevole carattere razziale, insieme
al nuovo continente appena conquistato e alla nuova nazione appena
nata, fecero del retaggio della vecchia generazione americana il
pi ricco che sia mai stato conferito ad una generazione [...].
La guerra ha rivelato che i milioni di persone ai quali avevamo
permesso di partecipare alla nostra prosperit e al nostro
retaggio, e che noi credevamo fossero divenuti parte di noi
stessi, in effetti non la pensavano affatto cos. Essi nutrivano
altri lealismi: ciascuno desiderava ardentemente di sacrificare
gli interessi del paese che gli aveva dato rifugio, a favore degli
interessi dell'altro paese che si supponeva egli avesse
abbandonato; in effetti ciascuno di loro ha usato contro noi
stessi la libert e il potere politico, che gli avevamo dato,
ogniqualvolta ritenesse di trarne un qualsiasi profitto per il suo
vecchio lealismo.
Questo, naturalmente,  avvenuto soprattutto nelle questioni
internazionali, e l'agitazione causata dalla scoperta di tale
mancanza di lealt si plac rapidamente dopo la fine della guerra.
Ma ci non e stato dimenticato dagli americani nordici. I quali si
sono svegliati e si sono messi in allarme; ed hanno cominciato a
sospettare che quanto era venuto alla luce fosse solo una parte di
quel che realmente era. La loro calma non era pi quella di un
rinnovato sonno, era la calma di uomini forti che si sono messi in
guardia e attendono. E attualmente hanno cominciato a formulare
delle conclusioni su tutti quegli stranieri che si sono fatti
americani per solo amor di profitto.
Essi hanno concluso che un bagno nell'acqua salata non cancella
affatto le macchie sulla pelle del leopardo; che uno straniero
rimane di solito uno straniero, a prescindere da quanto si faccia
per lui, da quale istruzione egli acquisisca, da quali giuramenti
faccia, da quali atteggiamenti pubblici possa adottare. Cos hanno
concluso che il crogiuolo  stato un grosso fiasco, e si sono
ricordati che quella espressione  stata coniata proprio da un
membro di una delle razze - gli ebrei - che con maggior
determinazione rifiutano di fondersi. Essi hanno concluso che in
ogni modo, e cos in politica, lo straniero nella grande
maggioranza dei casi  inalterabilmente animato dagli istinti, dal
carattere, dalla mentalit e dagli interessi elaborati nel corso
di secoli di selezione e di evoluzione razziale, e che egli pensa
anzitutto alla sua gente, lavora soltanto con essa e per essa, si
cura interamente dei loro interessi, si considera sempre uno di
loro, e mai un americano leale verso l'America. Essi hanno
concluso che uno straniero rimane sempre tale nel carattere, negli
istinti, nella mentalit e nei propositi - in una parola,
nell'anima; estraneo all'America e a tutto ci che essa significa.
Hanno anche constatato che gli stranieri contribuiscono ad
abbassare il livello di vita americano, specialmente nelle
attivit inferiori. E' divenuto ben evidente che, mentre
l'americano pu fare molto pi lavoro di uno straniero, tuttavia
costui pu vivere con tanto meno dell'americano da costringerlo ad
abbandonare tutte le attivit competitive. Cos si  giunti alla
conclusione che il nordico pu facilmente sopravvivere e
governare e accrescere il proprio livello di vita, se tiene per s
i vantaggi conquistati con forza e audacia dai suoi avi in tempi
difficoltosi e perigliosi, ma che, se cede questi vantaggi ai
popoli che non parteciparono allo sforzo, verr presto ridotto al
di sotto del livello al quale potrebbe sopravvivere, dal basso
loro tenore di vita e dalla superiore prolificazione. E si  visto
che gli stranieri dell'Europa orientale e meridionale, dal tipico
basso tenore di vita, stanno proprio facendoci questo servizio.
